La mia impressione alla “Maker Faire”, la fiera dell’innovazione

Come l’anno scorso ho scelto di andare a vedere la mostra “Maker Faire” tenutasi a Roma, che più che una mostra è una vera e propria fiera, nella quale osservare una serie di espositori di sviluppatori, tecnici e esperti di informatica. Ho trovato interessanti parecchi stand ed ho preferito prendere una serie di appunti e informazioni per poi scrivere un articolo che descriva appieno quello che per me è stata questa mostra.

Non avendo mai potuto partecipare a fiere particolarmente importanti per il mondo della tecnologia, come ad esempio il Mobile World Congress, il CES o IFA, ero particolarmente emozionato ad entrare in una serie di padiglioni con diverse categorie di progetti, con filo conduttore l’informatica.

Il reparto di robotica è stato sicuramente uno dei più affascinanti: schiere di sviluppatori in grado di produrre, a basso costo, macchinari in grado di seguire piste, incroci stradali gestiti autonomamente e tanta intelligenza artificiale. Sono rimasto incredibilmente colpito da Duckietown, una città in miniatura che ha come concetto la guida di tutte le automobili in maniera autonoma e senza il bisogno dell’intervento di qualcuno che le comandi. Il funzionamento è davvero interessante, poiché si basa su alcuni led posizionati di fronte alle vetture, per permettere una perfetta gestione degli incroci con la precedenza rispettata. Le automobili seguono perfettamente la strada, riconoscendo l’asfalto e le linee laterali della carreggiata. Il progetto, realizzato da diversi studenti di università sparse in tutto il mondo, è davvero innovativo, ma assolutamente non completo. Sicuramente è un’importante disegno per le future vetture in grado di guidarsi da sole, ma lato automotive in molti erano presenti ad esporre i loro progetti di guida automatizzata a riconoscimento della strada, a sensori posti ai lati oppure con un sistema che permetta di interloquire fra macchine.

Fantastiche erano le invenzioni per quanto concerne ambiente e tecnologie per rispettarlo al meglio. Molto in voga le combinazioni idroponiche con acquacoltura che permettono, tramite l’utilizzo di pesci di qualsiasi tipo in un acquario, di far crescere e sviluppare intere piantagioni, come il basilico. Il meccanismo prevede l’utilizzo dello scarto di sostanze biologiche che i pesci rilasciano per nutrire il terreno e le piante sovrastanti. Grazie a questo sistema si mettono insieme allevamento pesci e coltivazione piante e tutto il processo consente non soltanto di avere sempre dell’acqua pulita, ma anche di proseguire la coltivazione poiché basterà nutrire i pesci ed i prodotti di rifiuto organico verranno trasformati dal ciclo dell’azoto grazie a batteri in sostanze nutrienti per le piante. Eni, che ogni anno partecipa all’evento, ha portato un grande acquario per lo svolgimento di questo processo, particolarmente appassionante e molto fruttifero.

Non sono mancati i droni, i robot in grado di agire durante i terremoti o altre catastrofi, le nuove tecnologie abbinate all’agricoltura, all’allevamento e al recupero di materiali. La zona riservata alle strutture eco-friendly erano particolarmente stimolanti, con intere macchine realizzate allo scopo di produrre energia pulita, riciclo dei materiali di qualsivoglia tipo e stand posizionati per invogliare i presenti a provare soluzioni alimentari sostitutive della carne e dei derivati animali, probabilmente uno dei passi da fare per la diminuzione dei gas serra.

Ho trovato questa fiera molto interessante, sia da un lato puramente didattico, poiché molti studenti della mia età erano presenti per portare le loro invenzioni per qualsiasi scopo, sia perché, con solamente le proprie capacità tecnico-intellettive, molte persone spendendo davvero poco sono riuscite a costruire interi macchinari e sistemi per risolvere un problema o per dimostrare le competenze di alcune macchine che potrebbero, in futuro, essere adoperate in un contesto molto diverso come nella realtà di tutti i giorni.

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