Per utilizzare Alexa devi fidarti di Amazon

All’evento hardware di mercoledì, Amazon ha presentato una serie di funzioni esclusive per i suoi dispositivi Alexa, fruibili solo negli Stati Uniti, assieme a svariati nuovi Echo che saranno introdotti sul mercato sin da subito. Tuttavia, non ho intenzione di trattare le novità di Amazon nel campo assistenti vocali, bensì quelle relazionate alla privacy.

L’azienda di Jeff Bezos ha voluto subito mettere in chiaro la questione sicurezza: “Stiamo investendo nella privacy su tutta la linea – La privacy non può essere ripensata quando si tratta di dispositivi e servizi che offriamo ai nostri clienti. Deve essere fondamentale e integrata sin dall’inizio per ogni componente hardware, software e di servizio che creiamo”.

A dimostrazione di quanto dichiarato, l’azienda ha presentato ed introdotto alcune particolari considerazioni in ambito sicurezza dei dati, che tanto tormenta gli indecisi sull’acquisto o meno di un prodotto Echo. Anzitutto è stato aggiunto un controllo superiore per quanto concerne i dati registrati da fotocamera e microfono, probabilmente considerati i più sensibili e quelli su cui si hanno maggiori dubbi. Un nuovo otturatore della fotocamera provvederà a disconnettere elettronicamente la telecamera, mentre una funzione separata consentirà di impostare “zone di privacy“, in cui una parte specifica della visuale del sensore fotografico sarà bloccata e impossibilitata alla registrazione. Un’altra impostazione impedirà alla videocamera ad anello di registrare mentre sei dentro l’abitazione, tramite un rilevatore. Una serie di nuove competenze consentirà ad Alexa di monitorare direttamente le registrazioni e persino di impostare la cancellazione continua dei dati registrati, per impedire il controllo da terzi.

Come evidenzia un articolo su The Verge, questa operazione è controproducente con quello che subito dopo ha presentato Amazon, ovvero la possibilità di installare microfoni per il riconoscimento della voce sostanzialmente ovunque: nelle automobili, negli occhiali, nei gioielli, negli orologi e negli abiti. Secondo Amazon infatti, Alexa dovrebbe risultare sempre disponibile a qualsivoglia richiesta e non può farci attendere, questo il motivo per inserirla in ogni oggetto.

Secondo i difensori della privacy questa presentazione è stata del tutto una buffonata, come ad esempio secondo il vicedirettore di Fight for the Future che poco dopo ha sostenuto che: “Amazon fa dichiarazioni vuote per far vendere i suoi prodotti, per continuare a costruire una rete di sorveglianza a scopo di lucro senza supervisione e responsabilità.

Amazon lavora su questi nuovi Echo e sulle loro funzioni da parecchio tempo, ma deve stare spesso attenta ai possibili scandali che gli assistenti vocali rischiano di subire, incappando in questioni controverse. Non si è ancora spenta la faccenda sulla gestione dei dati inviati all’azienda per il controllo delle risposte fornite da Alexa, dove essere umani in carne e ossa ascoltano ogni nostra richiesta in maniera anonima per stabilire se il software ha saputo rispondere nella maniera corretta. Ciononostante, a livello tecnico non sorprende che un assistente vocale non possa essere completamente automatizzato e che gli esseri umani potrebbero dover ascoltare conversazioni per migliorare il sistema. Amazon e altre società non sono mai state sufficientemente chiare su diverse parti degli accordi presi con aziende terze, di conseguenza i clienti continuano a doversi “fidare” senza avere conferme in merito.

Sta proprio in questo il problema, vale a dire che la privacy non è solo un insieme di funzionalità e accettare di avere un dispositivo Alexa in casa propria significa essere obbligati a dare la totale fiducia ad un servizio che una multinazionale offre nella speranza che non stia sfruttando i dati che gli utenti continuano a inviare. Ogni volta che Alexa si espande in un nuovo dominio è necessaria maggiore fiducia e, ogni volta che il servizio fallisce o incappa in qualche problema, quella fiducia diventa più difficile da mantenere.

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