Fitbit in vendita? Google potrebbe essere interessata

Azienda da sempre leader nella tecnologia indossabile, nota oramai da svariati anni nel campo del fitness e, più in generale nella gestione della salute in relazione all’attività fisica, è Fitbit che, secondo un’indiscrezione, starebbe pensando di cedere l’attività affidandosi alla banca di investimenti Qatalyst.

Secondo Reuters, agenzia di stampa britannica, tramite alcune fonti che preferiscono restare del tutto anonime, l’azienda statunitense starebbe effettuando un sondaggio per la vendita. Fra i potenziali interessati all’acquisto si trova Alphabet, la casa madre di Google, che potrebbe integrare i wearable di Fitbit con il suo WearOS, un tempo Android Wear.

Proprio quest’ultimo sistema operativo negli ultimi anni ha subito un calo di aggiornamenti, venendo considerato quasi abbandonato da Google, che ha scelto di non puntare in maniera particolarmente decisa sul suo OS per smartwatch, da sempre ritenuto però uno dei migliori sul mercato. Con l’acquisizione di un grande produttore di tecnologia indossabile Google potrebbe ridare linfa anche a un altro dei suoi progetti per ora rimasti nel cassetto in attesa di completamento: mi sto riferendo a Google Fit. L’intero ecosistema fitness dell’azienda della Silicon Valley è sempre rimasto una o due spanne indietro rispetto alla concorrenza e il poter conquistare anche questo territorio fa molta gola, soprattutto con l’acquisto di una delle più grandi società all’avanguardia in questo campo.

Tuttavia, come riporta la stessa agenzia di stampa, non si tratta altro che di un semplice rumor: Fitbit è ancora in competizione con una serie di brand intenti a gareggiare per fette importanti di mercato, basti pensare a Xiaomi, Samsung, Amazfit ed Apple. Tutte queste aziende sono riuscite (e riescono) a ingegnerizzare ottimi smartwatch e smartband a prezzi davvero competitivi, oppure sfoggiando un design accattivante con caratteristiche uniche nel genere. Se un tempo il software di Fitbit era considerabile come irraggiungibile, a oggi si ritrova invece diversi passi indietro; ma non solo: numerose sono state le critiche rivolte alla società americana per quanto concerne l’acquisizione di Pebble e il non essere riusciti a produrre uno smartwatch con il know-how del progetto e la qualità che i consumatori si attendevano, facendo intuire al pubblico che si trattasse esclusivamente di una manovra per abbattere la concorrenza. Per ultimo, non è mai stata digerita dal pubblico la costante mancanza del GPS integrato nei wearable, mentre è sempre presente in tutti gli altri prodotti di brand concorrenti da diversi anni.

A tutto ciò si aggiungono i problemi finanziari di Fitbit che, nell’ultimo periodo, ha osservato non soltanto il calo in borsa, ma non ha raggiunto nemmeno alcun traguardo di vendite in quanto a dispositivi indossabili. L’ultimo uscito, il Fitbit Versa Lite presentato a marzo, non ha riscosso alcun successo commerciale, rimanendo indietro nelle classifiche.

Nel frattempo, questa indiscrezione ha fatto prendere quota al titolo di Fitbit con un rialzo del 22% in un colpo solo, a far emergere anche come la voce di corridoio sia davvero sostanziosa. Vedremo poi come verrà accolto il Versa 2, smartwatch con Alexa integrata lanciato anche in Italia a fine agosto con prezzi a partire da 200 euro.

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