La tecnologia non è ferma: dove si concentreranno le aziende

La frase più utilizzata in questo periodo nell’ambito tecnologico per quel che riguarda i prodotti in vendita è “scarsa innovazione”.

In effetti come si può biasimare una frase del genere. Un tempo venivano lanciati i lettori mp4 sempre più smart e carichi di funzioni, i sistemi operativi desktop interfacciati con i cellulari e i device portatili, gli schermi piatti, gli smartphone, il negozio di applicazioni, i display più grandi, il cloud… E adesso? E adesso niente. Più o meno.

Si perché anche da parte mia riscontro un notevole calo di interesse quando esce un nuovo prodotto sul mercato, poiché manca sempre più la sensazione che riesce a trasmettere l’invenzione, la novità assoluta, l’esclusiva. Adesso è tutto scontato, sappiamo già come sarà lo smartphone cinque mesi prima, sappiamo già le novità del nuovo sistema operativo e non siamo più sorpresi da nulla, ci sembra come se gli ingegneri non si stiano più impegnando come cinque, dieci, quindici anni fa.

Le cosiddette «rivoluzioni tecnologiche» ci sono eccome, ma in campi differenti. Nel panorama che ad oggi si definisce come consumer, le innovazioni continuano ad esserci ma non sono più così accentuate come ad allora poiché di grandi passi in avanti non se ne riescono a fare, e gli sforzi vanno dunque concentrati sul perfezionamento delle stesse tecnologie che permettano il funzionamento di qualcosa.

Ad oggi tecnologia non diventa più quella acquistabile in negozio, diventa energia rinnovabile, soluzioni ecosostenibili, servizi per migliorare la qualità della vita, connessioni più potenti e assistenza ai disabili. Tutto ciò non significa che tutto sia stato completato, lungi da me intendere che categorie di mercato come laptop, smartphone, tablet e apparecchi Hi-Fi siano arrivate al punto massimo, tutt’altro.

La rivoluzione sta nel pensare sempre più in grande, in maniera graduale, senza fantasticare. L’idea dello smartphone pieghevole, contestata e criticata da molti, è un esempio di come la tecnologia possa spingersi anche dove non riesca ad essere apprezzata da tutti sin dal primo istante, pur venendo però considerata vera e autentica “innovazione”.

Le aziende, come più spesso ho ribadito e continuo a fare, si stanno focalizzando su precise indicazioni che il mercato segna. Saturata la questione smartphone data da un mondo ricco di competitività e tecnologie all’avanguardia, ecco che i produttori iniziano a spostarsi verso il software, dove la creatività e l’inventiva sono superiori e, in modo particolare, nei punti dove l’intelligenza artificiale non ha ancora attraccato. Ecco spiegata la domotica, i sistemi di sicurezza intelligenti, il televisore connesso, l’altoparlante intelligente.

Gli sviluppatori e gli ingegneri non hanno smesso di rinnovare, semplicemente il mercato non è più alla ricerca di nuove piccole funzioni per smartphone e computer, bensì è interessato a coniugare l’aspetto interconnesso dell’internet delle cose con i prodotti che utilizziamo quotidianamente. Il lavoro di Samsung su Bixby, di Google su Assistant e di Apple su Siri sono soltanto il primo passo verso un mondo davvero smart. Se sarà positivo o meno potremo giudicarlo soltanto a posteriori, farsi un’idea adesso è concesso ma non è utile partire con la decisione che sia giusto o sbagliato, anche perché, come ho già espresso prima, il mercato la sua scelta l’ha già fatta molto tempo prima.

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