Siamo sicuri che il 5G servirà agli smartphone?

Probabilmente nell’ultimo periodo chiunque ha notato il costante evolversi di smartphone con una caratteristica in comune ben precisa: la possibilità di connettersi alle reti 5G.

In Italia soltanto operatori come TIM e Vodafone hanno dato la possibilità di sottoscrivere un contratto che preveda l’impiego del servizio 5G, per cui rimane chiaro come la questione della copertura nel nostro paese non sia assolutamente preparata per effettuare il passaggio definitivo a questo nuovo livello di tecnologia comunicativa.

La domanda più scontata è, senza ombra di dubbio, la seguente: ci serve davvero il 5G sugli smartphone, tanto da dover tirare fuori dalla tasca oltre mille euro per un dispositivo top di gamma con questa possibilità integrata? Analizziamolo.

La risposta a primo impatto è, per forza di cose, no. È normale chiedersi semplicemente come sia possibile sfruttare tutta (o quasi) la banda che il 5G dispone per ogni smartphone poiché, per svolgere le operazioni quotidiane come navigare su internet, postare una foto e utilizzare i social network, la tecnologia 4G continua ad andare benissimo e la velocità capace di portare il 5G non interessa questo campo di utilizzo, vista la già ampia velocità di connessione delle reti attuali.

La differenza la faranno principalmente le strutture e, in primo luogo, il funzionamento delle celle. La connessione 5G necessiterà di molti meno ripetitori, grazie ad una portata di segnale di gran lunga più elevata rispetto a quella della connessione precedente. In parole più semplici, il 5G darà la possibilità a più persone di connettersi nello stesso luogo e nello stesso momento, viaggiando a velocità superiori e con un inquinamento elettromagnetico inferiore, data la minor presenza di ripetitori.

Tutto ciò sarà realizzabile siccome, a differenza delle reti attuali, il nuovo standard viaggerà su due spettri completamente diversi da loro: il primo, chiamato Sub-6GHz, su frequenze comprese tra 3.4 e 3.6GHz, mentre il secondo, chiamato millimiterWave (mmWave) si impadronirà delle frequenze più alte tra i 24.25 e i 29.5Ghz, ideale per luoghi congestionati come stadi ed edifici pubblici.

Un acronimo, IoT, a cui avevo dato spazio in questo articolo riguardo l’internet delle cose, sarà strettamente correlato al 5G, poiché questo modello di connessione perfezionerà l’interconnessione fra i dispositivi domotici e non solo. In breve, sarà possibile controllare oggetti a distanza, comandare elettrodomestici, gestire la propria casa ed il proprio garage, da remoto e senza alcuna latenza.

La latenza, proprio un altro dei punti fondamentali a cui legarsi. Grazie al 5G, operazioni che prima impiegavano enormi quantità di dati e connessioni particolarmente esose, adesso hanno una soluzione. Il campo medicinale sicuramente è un esempio pratico, ma anche in ambito tecnologie consumer, come ad esempio l’automobile, anche quella in grado di guidarsi da sola, la latenza ridotta al minimo renderà qualsiasi controllo molto più immediato e repentino.

E in tutto questo lo smartphone? Sarebbe il vincolo dal quale tutto passa. Al giorno d’oggi è il telecomando con il quale diamo incarichi, svolgiamo compiti, indichiamo cosa fare e, soprattutto, è diventato il nostro centro di controllo. In un futuro dove moltissimi dispositivi semplificheranno la vita di tutti i giorni essendo intelligenti e smart, l’oggetto che abbiamo sempre in tasca sarà il metodo di interazione con tutto ciò che possediamo che ci circonda.

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