HarmonyOS: Huawei è pronta a introdurlo, ma non su smartphone

Huawei è pronta al contrattacco e, come aveva già preannnunciato dopo il ban da parte degli Stati Uniti, l’azienda si sarebbe completamente concentrata su un nuovo sistema operativo proprietario, sul quale si stava già impegnando da ben 7 anni.

La società con sede a Shenzhen, nonostante sia riuscita ad ottenere lo sblocco da parte del presidente Trump, non è rimasta con le mani in mano, presentando ieri il suo nuovo sistema operativo mobile, HarmonyOS, precedentemente noto come “progetto Hongmeng“. Tuttavia, nonostante questa premessa e la stessa intenzione di Huawei a discostarsi dalle dipendenze a stelle e strisce, ecco che ci conferma che, per il momento, il nuovo SO non sarà reso disponibile per smartphone, bensì per TV (come l’ultima Honor Vision) e per prodotti facenti parte dell’ecosistema IoT (Internet of Things, già trattato in questo articolo), come smartwatch, smart speaker e componenti visive, come display. Android rimane quindi legato al brand cinese, che non è ancora pronto per fare il passo in avanti definitivo, ma che ci è piuttosto vicino.

Huawei sceglie ancora la piattaforma opensource di Google, ma nel frattempo attiva gli sviluppatori, perfezionando il sistema operativo proprio per loro. A quanto emerge, infatti, l’architettura del sistema operativo è stata pensata per supportare il maggior numero di app e garantire al contempo la migliore esperienza d’uso. “La chiave – ha sottolineato il numero uno della divisione CMG, Richard Yu – risiede nell’architettura distribuita di HarmonyOS, costruito su un micro-kernel che consentirà agli sviluppatori di realizzare una sola volta le applicazioni.

Per dare l’effettiva possibilità di compiere questo singolo lavoro per tutti i dispositivi, Huawei ha spiegato come sia difficile mantenere una fluidità e una piacevolezza di utilizzo elevata con questo sistema e, un po’ per sicurezza e per eseguire un accoppiamento hardware-software, l’accesso al root sarà completamente bloccato, per permettere agli sviluppatori di formare il codice una sola volta e distribuirlo su tutto l’hardware.

Secondo sempre Huawei, gli sviluppatori sarebbero già in grado di programmare utilizzando il compilatore ARK che consente la programmazione anche con linguaggi differenti, come il C++, il C e il Java, oltre a saper già a creare applicazioni per smartwatch, smart TV e tutti gli altri prodotti IoT. Questo IDE (ambiente di sviluppo integrato) si adatta automaticamente a vari layout di schermo, controlli e interazioni e supporta le operazioni di drag-and-drop e la programmazione visuale orientata all’anteprima.

Grazie all’essenza opensource, il sistema operativo potrebbe essere adoperato anche da altri produttori, non esclusivamente quello proprietario. Chiaro che, per essere qualcosa mainstream, gli sviluppatori vogliono qualcosa su cui poter investire in maniera certa, visti i precedenti tentativi di spodestare il duopolio iOS e Android (vedesi Windows Phone e BlackBerry OS).

In sostituzione del Play Store arriverà AppGallery, con già svariate applicazioni disponibili per il download, mentre verrà utilizzato Huawei Mobile Services come alternativa ai Google Play Services.

HarmonyOS mi ricorda molto quello che fece (e che fa tutt’ora) Samsung con Tizen. In attesa di vederlo in via ufficiale su smartphone, ecco che viene testato su tutti i prodotti che fanno da contorno, come televisori smart, assistenti vocali e smartwatch. Samsung negli anni passati ci provò con Bada, fallendo e portando al massimo gli sforzi per Tizen, che, soltanto adesso con la One UI e con gli ultimi wearable, sembra aver trovato la quadra. Huawei avrà molta strada da fare e non sono convinto che passeranno pochi mesi prima di poter vedere approdata su uno smartphone una versione stabile di HarmonyOS, che necessita ancora abbastanza tempo per essere inserita in un contesto mobile, con sistemi operativi già affermati, come, appunto, Android e iOS.

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