Palm Phone, da 3,3 pollici: controrivoluzione o nuova tendenza?

Tutti noi, sicuramente, abbiamo osservato come, negli ultimi anni, i produttori di smartphone maggiormente noti abbiano scelto, lentamente, di passare dal produrre dispositivi di dimensioni particolarmente ridotte, all’adattarsi a quelle ben più esose, come quelle attuali. Con l’avvento degli schermi 18:9 e 19:9 poi, si è arrivati a toccare persino diagonali di display da 6,7″ e 6,9″, dimensioni che, solo 4 anni fa, avremmo considerato quasi da tablet.

La crisi dei dispositivi più piccoli ha iniziato ad essere molto forte quando lo smartphone ha assunto una forma rivolta in particolare all’aspetto multimediale rispetto a quella prettamente comunicativa che se ne faceva prima. Se, dalla loro invenzione, con il passare degli anni i cellulari si sono sempre più rimpiccioliti per dare davvero una priorità alla “portabilità”, ecco che, con gli schermi touch, si è ritornati all’ingombrante oggetto da tenere in tasca, certamente non paragonabile a quello degli ultimi anni ’90, ma ugualmente considerevole. Le funzioni che sempre più hanno portato gli smartphone ad essere quelli che sono oggi, hanno reso questo oggetto il sostituto di molte operazioni che da sempre abbiamo svolto con il notebook, insomma, una vera rivoluzione.

Non nascondo neanche io che, con l’avvento dei dispositivi considerati “phablet“, ovvero un mix fra “phone” e “tablet”, il vecchio schermo da 4 pollici concludevo con il giudicarlo davvero anacronistico e claustrofobico, preferendo di gran lunga la soluzione “ingigantita”. Gli ultimi baluardi dei telefoni “compatti” sono da ricordare negli iPhone di Apple delle versioni antecedenti al 6 (o iPhone SE) o negli ultimi Sony della linea “compact”. Samsung, per citarne una, è stata probabilmente l’azienda che ha dato il via alla moda degli schermi con dimensioni incrementate, a partire dalla linea Note, fino a quella S “Plus”, ma non è stata la sola, visto che anche OnePlus, sin dalla prima versione, si era giocata la carta del display grande, essendo quindi da sempre uno dei brand più attaccati a questo form factor.

E adesso? E adesso probabile che ci siamo stancati. Il mercato se n’é già accorto, ecco perché escono gli iPhone non soltanto in versione “Max”, ecco perché di S10 esce la variante “e” più piccola e perché, infine, Palm sceglie di produrre un telefono da 3.3 pollici, il Palm Phone.

Dotato di buon processore Snapdragon e di uno schermo HD in dimensioni davvero impensabili per questi tempi, dove capeggiano smartphone di tutt’altra ergonomia, ecco che Palm Phone non vuole essere soltanto qualcosa di votato esclusivamente all’imaging e alla particolarità, bensì, anche all’utilità. Con un hardware di tutto rispetto, sbarca sul mercato italiano uno degli smartphone con Android più piccoli mai visti, completamente funzionante e ispirato soprattutto al lato business, considerato che è ottimo per chiamate, peso, batteria e ingombro, valido soprattutto per chi vuole staccarsi dal concetto di smartphone esclusivamente per un utilizzo multimediale e tornare ad adoperarlo solo ed esclusivamente per applicazioni basilari e per leggere le notifiche.

Se ne vale la pena? Certo che no, specialmente per il prezzo di vendita con cui dovrà fronteggiare gli acquirenti e gli appassionati: 350 € sono un biglietto da visita che non fa assolutamente gola, essendo facilmente ritenibile come spesa troppo elevata per quello che non si appresta ad essere il nostro cellulare principale, ma resta, tuttavia, un preciso indizio di come si stia tornando ad apprezzare l’utilizzo dei dispositivi ad una mano, a non avere in tasca un ingombrante mattone, preferendo un dispositivo dalle dimensioni ridotte non per farne un uso multimediale, bensì lavorativo. D’altronde, per vedersi un film, è sempre meglio un tablet, no?

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