Internet delle cose e tecnologia: dove puntano ora le aziende?

Spesso la parola tecnologia è legata strettamente ad un concetto come l’innovazione. E l’innovazione è l’introduzione di sistemi e criteri nuovi. Questo significa essenzialmente che la tecnologia è l’avanguardia dei meccanismi, e, nel mercato attuale, essere avanti agli altri è ciò che fa la fortuna di un’azienda rispetto ad un’altra, come anche a livello della singola persona che lavora o di una startup, che sono le prime a portare vere innovazioni, frutto di ore di lavoro a zero budget.

Ebbene, fatta questa premessa, è facile far notare come in questi ultimi anni le grandi evoluzioni tecnologiche siano state fatte in ambito di comunicazioni, trasporti, energia, medicina e lavoro. Tuttavia, per far entrare nelle nostre case queste innovazioni, per permettere al singolo cittadino di usufruire delle novità che il mercato, appunto, aveva da offrire, si è scelto di puntare proprio sul consumatore, portando una tecnologia che migliorasse il benessere della persona. Nasce quindi l’IoTInternet of Things, l’Internet applicato agli oggetti, partendo quindi dal computer, che facilitava e non di poco il lavoro in parecchi ambiti, fino ad arrivare a rendere smart ogni ambiente di vita, dalla casa all’ufficio, fino all’automobile e al televisore. Tutto questo in effetti ha fatto sì che si intendesse per “tecnologia” solamente quest’ultima parte che ho descritto, ovvero quella applicata alle cose, facendoci distrarre da quanto invece concerne la vera essenza dell’innovazione.

Proprio per questo, negli ultimi 10 anni, le vere invenzioni e le scoperte nel campo della tecnologia, per l’utente sono state spesso considerate irrisorie, noiose o, più opportunatamente, prive di novità che garantissero lo stupore del pubblico. Di conseguenza, le aziende si mobilitano per conferire ad alcuni loro prodotti di punta, un aspetto maggiormente accattivante, così come per gli smartphone, così come per i computer, così per tutti gli oggetti che spesso utilizziamo nel quotidiano.

Cos’è che ad oggi funziona? Probabilmente chi cerca di puntare molto sugli ecosistemi e sul “rendere smart”, appunto, ogni dispositivo, per creare una suite di software sempre più connessi, per creare qualcosa di effettivamente utile per chi è appassionato o semplicemente interessato all’aspetto dell’Internet delle cose. Chi ci sta riuscendo molto bene è sicuramente Xiaomi, con una politica di prezzi molto agguerrita e competitiva, al contrario di tanti altri produttori. Google e Amazon stanno investendo parecchie risorse per migliorare i propri assistenti vocali, autentica rivelazione che ha definito tutti i lineamenti per la creazione di un impianto domotico ricco di accessori, altra branca dove le aziende punteranno moltissimo. In alternativa, ecco come brand importanti del calibro di Apple preferiscono, invece, portare sul mercato una novità per volta, senza stravolgere ogni anno il proprio dispositivo. La scelta è assolutamente non condivisibile, ma probabilmente per gli analisti di Cupertino apporterà svariate possibilità di introdurre sempre qualcosa di nuovo, magari ben implementato, seppur in ritardo rispetto agli altri.

Il mondo laptop, rispetto a quello domotico e mobile, sta puntando soprattutto sulla portabilità. Dunque, addio ai vecchi cassoni in sostituzione di una workstation, mentre largo ai portatili sotto al chilo e mezzo, per garantire leggerezza, sottigliezza e, soprattutto, estetica. La scelta di ridurre le porte, spesso contestata, va di pari passo con l’ottimizzazione degli spazi, che permette così un prodotto molto più “portatile”. I 2-in-1, già affrontati in altri miei articoli, saranno sicuramente il futuro delle postazioni di lavoro, poiché, riuscendo queste macchine a farci risparmiare molto più tempo, ci consentono di lavorarvi molto di più, anche in giro. Per cui spazio all’ottimizzazione delle componenti, una su tutte, la batteria. Il futuro presumibimente saranno le batterie in grafene, che consentiranno settimane di autonomia senza aver bisogno di preoccuparsi dei cicli di ricarica, visto che resisteranno molto più rispetto a quelle tradizionali a ioni di litio, sia per le autovetture elettriche, sia per smartphone e laptop.

In conclusione, il succo di questo articolo è evidenziare come la tecnologia che adesso si sta davvero muovendo è quella che non punta all’internet delle cose, poiché, frase risaputa ma incredibilmente veritiera, le novità che i produttori stanno spacciando per rivoluzioni sono soltanto rivisitazioni e ottimizzazioni di ciò che già esiste da tempo, senza un concreto vantaggio. Gli studi d’avanguardia si stanno spostando su biotecnologie, medicina, comunicazioni, produttività e alimentazione. L’IoT, tanto evoluto in questi ultimi anni, purtroppo è in fase di stallo, visto che tutti gli oggetti smart stanno subendo un notevole appiattimento e, purtroppo, sono pochi i prodotti che davvero puntano alla sostanza, rispetto a quelli che si preoccupano solamente di lanciare sul mercato l’ultima novità, che in pochi sapranno davvero apprezzare. Nei prossimi anni, tutti i brand a cui siamo legati in ambito tecnologico, si occuperanno di migliorare i propri oggetti, senza stravolgerli, rendendoli non solo completamente funzionali, ma applicandovi le scoperte che, nel frattempo, gli studi porteranno alla luce.

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