Android Q, sicurezza, temi e dark mode: le novità di Google

Dopo la tanto discussa versione 9.0 del sistema operativo del robottino verde, ecco che Google si accinge a lanciare sul mercato la versione finale di Android Q, 10.0, che introdurrà nuove funzioni e darà una grande svolta anche dal lato produttività, alla quale ultimamente i produttori stanno dando maggiore attenzione.

Se con Android Pie l’aspetto principale era stato il cambiamento radicale del design con l’introduzione del Material Design 2.0 dopo il grande refresh avvenuto con Android Lollipop, questa versione, nonostante l’entrata in doppia cifra, non porterà una nuova grafica dopo lo stravolgimento avvenuto appena un anno fa.

Tuttavia, fra le principali funzioni, ecco che spicca la modalità Dark, che Google si è impegnata per introdurla già in molte delle sue applicazioni, per migliorare la batteria sugli schermi OLED e per includere un nuovo stile, adatto anche per chi volesse rilassare maggiormente gli occhi. Si ritorna così indietro, dopo il grande restyle per dare ad ogni applicazione un tono più bianco, più «lite», adesso si passa allo scuro, un po’ per cambiare, un po’ per risparmiare batteria, dato che gli schermi OLED, oramai montati su moltissimi dispositivi, hanno la particolarità di avere i pixel completamente spenti qualora la schermata sia nera, con un contrasto infinito.

Sempre parlando di design ed estetica del software, ecco probabile l’approdo dei nuovi temi per Android, ufficiali di Google. Praticamente confermati anche dall’app Pixel Themes presente sin dalla seconda Developer Preview, vale a dire la seconda beta, porteranno, oltre quindi al tema scuro, anche una personalizzazione delle icone, della barra di navigazione e di svariate applicazioni secondo uno stile ben preciso e delineato, come già si è visto fare su altre user experience di altri produttori che equipaggiano Android, che hanno adottato questa feature già da parecchio tempo.

Dopo i cambiamenti di stile ecco la novità del supporto ai dispositivi pieghevoli, ulteriore conferma di come questo nuovo trend sia completamente supportato da ogni singolo produttore, segno di come sarà sicuramente una tecnologia che verrà apprezzata e successivamente commercializzata ad un prezzo molto più sostenibile di quello attuale. Senza alcun dubbio riusciranno a giovarne i dispositivi il cui lancio è oramai imminente, come il Galaxy Fold (disponibile da settembre in via ufficiale), il Mate X e probabilmente quello che vedremo presto anche da parte di Xiaomi.

Visto che quello che solitamente si punta a migliorare principalmente l’esperienza utente, ecco che, con un discreto ritardo rispetto alla concorrenza, anche Google sceglie la strada delle gesture a tutto schermo, in stile iPhone per intenderci, abbandonando definitivamente i tasti sullo schermo, che destavano parecchio fastidio nella community che possedeva un dispositivo con uno schermo 18:9 o 19:9. Il colosso della Silicon Valley è stato uno degli ultimi a proseguire sulla strada dei tasti sullo schermo con l’introduzione di Android Pie, ma le soluzioni più premiate sono state quelle di OnePlus, Samsung e Huawei.

La già citata produttività sarà un aspetto che sarà notevolmente toccato. Dopo aver scoperto il sistema desktop di Huawei e, soprattutto Samsung con DeX, anche Android avrà nativamente la sua desktop mode, seppur abbastanza embrionale. Probabilmente sarà di più scomodo accesso e non risulterà essere una novità che Google descriverà nella sua presentazione, tuttavia rimane molto probabile un suo inseriemento. La soluzione sarà adatta anche ad altri dispositivi come i tablet ed i 2-in-1 che monteranno Android in versione stock, poiché questo sistema concederebbe a chiunque di sfruttare quest’ultimo al posto del proprio laptop, nonostante la mancanza di Windows. Io, personalmente, utilizzo molto spesso DeX su tablet Samsung, trovandola una piacevole sorpresa, molto funzionale, specialmente se accoppiata alla sua tastiera cover ed ad un mouse.

Infine, l’accesso alla posizione solo in foreground. Ci sarà un nuovo permesso che consente di dare alle app accesso alla nostra posizione GPS solo quando l’app è in esecuzione in primo piano. In questo modo nessuno potrà spiarci in background. In generale tutta la gestione dei permessi è stata potenziata a vantaggio della privacy. Riguardo al tema della sicurezza questo sarà un aggiornamento davvero importante, considerate le novità che ci saranno “sotto il cofano”.

A parer mio questo aggiornamento è il perfezionamento di quanto portato sul mercato con Android Pie. Come avevo visto sul mio smartphone la versione 9.0 “pulita”, avevo subito percepito come quest’ultima fosse davvero il passo in avanti definitivo che Google doveva attuare per il suo sistema operativo, per stare non solo al passo con i tempi, ma anche una spanna sopra gli altri. La versione 10.0 forse poteva risultare maggiormente succosa, chiaro che per chi si aspettava una rivoluzione questa è una totale delusione, ma la vedo più come un perfezionamento di alcuni dettagli che con la passata versione erano stati poco considerati, oltre ad una serie di supporti a nuovi dispositivi come i pieghevoli e uno sguardo particolare alla nostra privacy, della quale tendiamo sempre a preoccuparci di meno.

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