Huawei, ora tocca a te: SO proprietario su smartphone e laptop

Alzi la mano chi non ha sentito parlare del blocco subìto da Huawei da parte degli Stati Uniti, che non ha soltanto preoccupato le aziende che stringono tutt’ora accordi con il colosso cinese, ma persino il rapporto fra Cina e Stati Uniti finirebbe con l’essere lesionato in maniera davvero pericolosa.

La soluzione per il brand cinese sembra essere tanto semplice quanto complicata. A Huawei basterebbe distaccarsi completamente dagli altri e crearsi le strutture sufficienti per gestirsi in maniera del tutto autosufficiente, sia lato hardware, sia lato software. L’azienda di Shenzhen, come affermato dalla stessa, si dice al lavoro di su un sistema operativo proprietario sin dal lontano 2013. Tutto questo non sorprende i più informati, d’altronde anche la stessa Samsung dovrebbe star progettando il suo di sistema operativo, Tizen, già è presente su televisori, smartwatch e svariati elettrodomestici connessi con lo smartphone o con la casa. La casa coreana, tuttavia, ha sempre vacillato all’idea di un trasferimento da un sistema operativo come Android, già abbondantemente ottimizzato, ricco di applicazioni e oramai rodato, ad uno completamente a suo marchio. Huawei questo problema non deve però nemmeno porselo. Il blocco degli Stati Uniti da parte dell’amministrazione Trump, che impedisce a Huawei di collaborare con aziende del territorio americano, altri non deve essere che una “spinta” verso un futuro interconnesso fra dispositivi di un solo brand, quello di Huawei.

Lo stesso parco applicazioni del colosso cinese è già attualmente parecchio fitto, contando più di 500 mila sviluppatori e, come se non bastasse, l’azienda ha fatto sapere che grazie all’utilizzo del codice standard di Android, sarà possibile far funzionare ugualmente applicazioni strutturate per il sistema operativo di Google, al prezzo dell’impiego di un emulatore.

Il sistema operativo – fa sapere la stessa Huawei – sarà del 60% più veloce rispetto ai migliori top di gamma che montano Android, il tutto, con il valore aggiunto di una migliore resa per quel che riguarda l’ecosistema dei prodotti, già abbondantemente ricco, che andrebbe a perfezionarsi con l’introduzione di un possibile nuovo concorrente di Windows e MacOs.

Se, dunque, per quanto riguarda Android, la soluzione è comunque attuabile data l’essenza opensource del sistema operativo basato su kernel Linux, non si tratta della stessa cosa quando si va a parlare di Windows, che rimane identico su qualsiasi dispositivo, escluse piccole modifiche. Riuscire ad inserirsi in un mondo dove capeggiano solo i big dell’high-tech, sarà un’ardua sfida per Huawei, ma qui entra in gioco la Cina.

Svariati siti che a noi occidentali sono del tutto sconosciuti, rimangono da sempre nella classifica dei siti più visitati ogni anno nel mondo del web. Questo perché la Cina, con quasi un miliardo e mezzo di abitanti (il doppio di tutti quelli in Europa) può permettersi di dare visibilità ad un sito noto esclusivamente nell’ambiente cinese, quasi come un mondo a sé stante. Huawei deve ripartire da lì, con una massiccia campagna pubblicitaria volta a far conoscere il proprio sistema operativo desktop all’interno della madrepatria, fino all’espansione nell’intero mondo globalizzato.

Tuttavia non è da escludere anche il fatto che Microsoft possa non stracciare gli accordi con il colosso cinese. Negli ultimi anni la casa di Redmond ha seguito la cosiddetta “linea Nadella“, dal nome del suo amministratore delegato, secondo la quale preferisce ragionare su cosa effettivamente è conveniente per l’azienda stessa. Se in un primo momento i portatili Huawei erano spariti dallo store di Microsoft, essi sono in seguito riapparsi e, fra Huawei e Windows, non sembrano esserci grossi ostacoli per la collaborazione.

Pace fatta allora? Non è tutto oro quel che luccica, infatti, come suggerisce l’AGI, con il basso profilo tipico di Microsoft nell’era Nadella, il ritorno dei laptop Huawei sul sito ufficiale è il modo che la società ha per dire quanto Shenzhen ha già ripetuto spesso, ovvero l’intenzione di mantenere gli accordi esistenti, sia per Microsoft che per Huawei, che senza questa soluzione andrebbe a perdere oltre 30 miliardi di dollari in appena due anni.

Le conseguenze del blocco di Trump sono sconosciute anche per le aziende statunitensi, che lavorano sempre a stretto contatto con quelle cinesi, solo il futuro potrà stabilire se la linea tracciata porterà su una strada positiva o meno.

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